UN SOGNO DURATO TRE MESI
Questa è la storia di una ragazza, questa, è la mia storia,
questa: è la storia di una medicina chiamata calcio…
“Era un giorno di settembre.
Il vento soffiava leggero e accarezzava le piccole ciocche di erba,che
ricoperte da una leggerissima brina, si piegavano leggermente…
Come tutti i pomeriggi, mia madre rientrò a casa dopo le quattro;
Mentre chiudevo la porta, vidi mia madre sorridermi,con un bigliettino
in mano.
Era un numero di telefono. Era il numero di telefono,della società
di calcio, che di lì a poco, mi avrebbe cambiato la vita.
Mio padre, telefonò ad un certo signor Giuseppe Balzarini,allenatore
della squadra femminile di calcio: La BENVENUTA.
Si misero d’accordo sul giorno in cui io avrei fatto, per la prima
volta, allenamento con loro. Lo ricordo come fosse ieri: SABATO 11 SETTEMBRE
1999.
Arrivò quel sabato; Io ero agitatissima; Arrivai al campo in
via verdi, come mi era stato detto, e trovai ad attendermi, un signore
con i capelli bianchi, molto gentile, e con dei buffi, ma simpatici baffetti
bianchi:era BALZARINI.
Subito mi presentò le ragazze che erano lì, e così
conobbi:
- SERENA
- VALENTINA
- ZAIRA
- ELENA
- ISABEL
- VALENTINA
- ROBERTA
- CLAUDIA
- FEDERICA
- JESSICA
- PAOLA
- SIMONA
E tante altre ragazze, che come me amavano il calcio più di ogni
altra cosa…
Il primo allenamento fu molto divertente, poiché fu quasi tutto
partitella.
Mi ricordo che ad un certo punto, c’era Serena che stava palleggiando,
e insieme a Valentina, provavano i tiri al volo…
Mi passarono la palla, e io che non me lo aspettavo, feci un liscio
che neanche se mi fossi rimessa lì cento volte ci sarei riuscita
a farlo così bene!!! Le ragazze però furono formidabili,
e non mi dissero niente che mi potesse offendere, ma cercarono di metterla
sul ridere…
Ero felice; finalmente, avevo trovato un gruppo di ragazze che mi accettasse
per quella che ero, e non per quello che avrei potuto essere.
Passarono due mesi, e purtroppo arrivò la parte negativa di
ogni cosa bella.
Morì un membro molto importante della mia famiglia; morì
mia nonna.
Certo, a 13 anni, non bisognerebbe esserne così scossi, ma io
non riuscii a non esserne scossa.
Mi ricordo che per un po’ non andai più agli allenamenti, anche
perché dovevo aiutare la mia famiglia, a rimettere in piedi un puzzle,
che mancava del pezzo principale;
Quando tornai, agli allenamenti, le ragazze mi accolsero molto calorosamente,
e così tornai ad allenarmi.
Ma, durante un allenamento, sentii il mio ginocchio, come trafitto
da mille lame; un dolore atroce, non riuscivo a sopportarlo.
Andai al Gaetano Pini, un ospedale specializzato in ortopedia, e mi
visito il
dottor Volpi, che mi sbatté in faccia, l’unica cosa che avevo
pregato di non sentire:
Non potevo più giocare a calcio, almeno che: non mi sottoponevo
ad un intervento, che mi serviva per bloccare la rotula, e per tornare
a giocare.
Accettai subito l’intervento, ma ancora una volta, il dottor Volpi
ebbe il potere di gelare ogni mia risorsa: potevo operarmi solo a 18 anni.
Andai da Balzarini, da Cristina, e da Cannavò, e dissi loro
quello che il dottore aveva detto a me. Feci una promessa a me stessa,
alla mia famiglia, a Balzarini,e alla squadra: feci la promessa di aspettare
i 18 anni,e di operarmi.
Per un po’ di tempo continuai ad andare a vedere le partite della squadra,
tant’è che andai pure a mangiare la pizza con loro la vigila di
natale, ma poi, non so neanche io il perché, persi di vista le ragazze,
Balzarini, e tutte le altre persone che comunque mi erano state vicine
durante quei giorni di infortunio.
Oggi, quando vedo un pallone, corro verso di lui, e comincio a palleggiare;
la mia mente vola ai bei ricordi con le ragazze, mi ritornano alla memoria,
gli allenamenti fatti sotto l’acqua,la pallonata in faccia che mi tirò
Jessica,ma soprattutto, mi ricordo Valentina, che mi prendeva l’AXE, perché
era lo stesso profumo che aveva un certo Mattia, se non ricordo male, al
quale lei andava dietro,e mi ricordo che quando finalmente riuscivo a riprendermi
il profumo,la bottiglietta era vuota, perché se lo erano passato
tutte, mentre io facevo la doccia…
Ma dopo qualche istante di frenetica euforia,il dolore al ginocchio
si fa sentire,e io ritorno alla triste verità, e mi ritrovo davanti
ad un pallone,fermo al centro del campo, che aspetta solo di essere tirato,ed
io,stremata dal dolore, che non riesco a calciarlo…”
Questa, è la mia storia.
Volevo ringraziarvi, per essere stati ad ascoltare, o meglio, a leggere
la mia storia…
Spero tanto che qualche ragazza della Benvenuta legga questa storia,
e che la leggesse alle ragazze citate sopra, perché questo è
il mio modo di dire loro grazie per tutto quello che hanno fatto per me.
Volevo infine ringraziare anche voi di Calciodonne Net,
perché grazie a voi, so cosa fa la Benvenuta ogni settimana;
e per ultima cosa davvero, volevo complimentarmi con Sean,
perché quando leggo i suoi commenti sulle partite delle ragazze,lui
mi sa trasmettere emozioni, che sono riuscita a provare nelle sole tre
partite che ho fatto con la Benvenuta.
Grazie di cuore, veramente.
Con affetto
Alessandra Andreetti
La scrittrice è la mora, quella dietro è sua sorella,
foto più calcistiche non ce n'erano....